Separazioni e divorzi
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Casi di separazione e divorzio

Quello delle separazioni e dei divorzi è un campo del diritto di famiglia molto complesso e delicato. Spesso, infatti, in tali questioni gli aspetti legali si fondono indissolubilmente agli aspetti umani ed emotivi capaci di condizionare l'andamento delle cause. 

La separazione personale dei coniugi è un istituto giuridico italiano regolamentato dal Codice civile (artt. 150 e ss.), dal codice di procedura civile e da una serie di norme speciali.

 

Avvocato matrimonialista

Lo Studio Legale Cacciatore offre assistenza qualificata per separazioni e divorzi. In particolare lo Studio è esperto in diritto civile e dispone di diversi avvocati matrimonialisti in grado di seguire separazioni sia consensuali che giudiziali.

I nostri legali possono gestire con professionalità e discrezione tutti gli aspetti della causa, sia in fase stragiudiziale che in fase di giudizio.

 

Affidamenti congiunti e assegni di mantenimento

Siamo in grado di valutare i patrimoni condivisi e stabilire le spettanze per entrambe le parti.

Se i divorzi e le separazioni coinvolgono anche i figli, il nostro Studio può prestare assistenza anche per quanto riguarda l’affidamento dei minori e gli assegni di mantenimento.

Lo Studio, che oltre alla sede di Parma ne possiede un'altra a Roma, può gestire con altrettanta competenza anche questioni legali riguardanti il diritto di famiglia (e non solo) collaborando con avvocati specializzati in successioni, infortuni, diritto del lavoro e sinistri stradali.

 

Separazione giudiziale e consensuale  

La separazione legale si distingue in separazione giudiziale (contenziosa) e separazione consensuale.
Dal momento che agli occhi della legge la separazione di fatto tra i coniugi è ininfluente, per ottenere degli effetti legali occorre rivolgersi al giudice.

La separazione non pone fine al matrimonio e non fa venir meno lo status giuridico di coniuge, ma incide solo su alcuni effetti propri del matrimonio (si scioglie la comunione legale dei beni, cessano gli obblighi di fedeltà e di coabitazione).
Altri effetti, invece, residuano, ma sono limitati o disciplinati in modo specifico.
La separazione consensuale è un procedimento che i coniugi instaurano insieme dopo aver raggiunto un accordo sulle condizioni riguardanti i rapporti patrimoniali e il regime di affidamento dei figli.

Se l’accordo per una separazione consensuale non viene raggiunto, il coniuge che intende interrompere la convivenza deve instaurare un procedimento di separazione giudiziale: in questo caso le condizioni della separazione vengono stabilite dal tribunale.

Se i coniugi raggiungono un accordo durante lo svolgimento della causa di separazione giudiziale, quest’ultimo procedimento potrà chiudersi come separazione consensuale.

Divorzio

Il divorzio è l'istituto giuridico che permette lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio quando tra i coniugi è venuta meno la comunione spirituale e materiale di vita ed essa non può essere in nessun caso ricostituita.
Si parla di scioglimento qualora sia stato contratto matrimonio con rito civile, di cessazione degli effetti civili qualora sia stato celebrato matrimonio concordatario.

Anche il procedimento di divorzio può seguire due percorsi alternativi, a seconda che vi sia o meno consenso tra i coniugi:

  • divorzio congiunto: quando c'è accordo dei coniugi su tutte le condizioni; in questo caso il ricorso è presentato congiuntamente da entrambi i coniugi;
  • divorzio giudiziale: quando non c'è accordo sulle condizioni; in questo caso il ricorso può essere presentato anche da un solo coniuge.

Il divorzio si differenzia dalla separazione legale in quanto con quest'ultima i coniugi non pongono fine definitivamente al rapporto matrimoniale, ma ne sospendono gli effetti nell'attesa di una riconciliazione o di un provvedimento di divorzio.

Elementi necessari per richiedere il divorzio sono dunque:

  • il venir meno dell'affectio coniugalis, cioè della comunione morale e spirituale;
  • la mancanza di coabitazione tra marito e moglie.

Il divorzio è disciplinato dal codice civile (art. 149 c.c.), dalla legge 898/1970 (che ha introdotto l'istituto per la prima volta in Italia) e dalla legge n. 74/1987 (che ha apportato delle modifiche significative alla precedente).

Le cause che permettono ai coniugi di divorziare sono tassativamente elencate nell'art. 3 della legge 1970/898 e attengono principalmente a ipotesi in cui uno dei coniugi abbia attentato alla vita o alla salute dell'altro coniuge o della prole, oppure abbia compiuto specifici reati contrari alla morale della famiglia.

Di fatto la causa statisticamente prevalente che conduce al divorzio, è la separazione legale dei coniugi protratta ininterrottamente per almeno tre anni a far tempo dalla prima udienza di comparizione dei coniugi innanzi al tribunale nella procedura di separazione personale, anche quando il giudizio contenzioso si sia trasformato in consensuale.
Per la decorrenza dei tre anni non vale il tempo che i coniugi hanno trascorso in separazione di fatto, senza cioè richiedere un provvedimento di omologa al Tribunale.

Il divorzio può quindi essere richiesto:

  • in caso di separazione giudiziale, qualora vi sia stato il passaggio in giudicato della sentenza del giudice;
  • in caso di separazione consensuale, a seguito di omologazione del decreto disposto dal giudice;
  • in caso di separazione di fatto, se la separazione è iniziata 2 anni prima del 18 dicembre 1970.

Nei primi due casi, tra la comparizione delle parti davanti al Presidente del Tribunale nel procedimento di separazione e la proposizione della domanda di divorzio, devono comunque essere trascorsi almeno tre anni.

Con il divorzio, marito e moglie mutano il loro precedente status di coniuge e possono contrarre nuove nozze. La donna perde il cognome del marito.

A seguito di divorzio, vengono meno i diritti e gli obblighi discendenti dal matrimonio (artt. 51, 143, 149 c.c.), viene meno la comunione legale dei beni ai sensi dell'art. 191 c.c. (se già non è accaduto in sede di separazione), cessa la destinazione del fondo patrimoniale (art. 171 c.c.) e viene meno la partecipazione dell'ex coniuge all'impresa familiare (art. 230 bis c.c.).

La sentenza di divorzio potrà anche stabilire provvedimenti su:

  • questioni patrimoniali e assegnazione dell'abitazione familiare;
  • versamento assegno divorzile;
  • affidamento della prole.

Per quanto riguarda l'assegnazione dell'abitazione familiare e l'affidamento dei figli valgono più o meno gli stessi principi stabiliti per la procedura di separazione.

L'assegno divorzile ha invece una natura diversa da quello che può essere stabilito in sede di separazione, in quanto trova causa nello scioglimento del vincolo matrimoniale.